Camera oscura


Costruzione

L'interesse per il lavoro di camera oscura ha sempre accompagnato la mia passione per la fotografia, sin da quando ne appresi i primi rudimenti da mio babbo. In anni recenti, avevo ripreso a stampare saltuariamente le mie fotografie in bianco e nero, ma il fatto di dover allestire e smontare ogni volta la camera oscura nel bagno di casa dava al mio lavoro una discontinuita' tale che non era possibile seguire un percorso, seguire un progetto, fare prove, e migliorare la propria tecnica. Ogni volta era quasi come ricominciare da capo.

L'occasione arrivo' un paio di anni fa con la ristrutturazione della taverna di casa mia. Oltre alla taverna fu completamente risanata una piccola stanzina che fino a quel momento era stata usata da stanza di sgombro e che aveva dei grossi problemi di infiltrazione di umidita'. Al termine dei lavori la stanzina era tornata come nuova, e di umidita' nemmeno l'ombra. Fu allora che decisi di allestirmi una bella camera oscura e cominciai subito a lavorarci. Ma era solo l'inizio.

Si perche' decisi che avrei comprato solo lo stretto necessario, mentre tutto il resto me lo sarei costruito da solo. Non tanto per economizzare, in effetti non si risparmia poi molto, quanto per divertimento e per cimentarmi nel "fai da te". Insomma, non mi sarei divertito solo ad usare la camera oscura, ma anche a costruirmela.

Beh, adesso la costruzione e' finita. C'e' voluto un mucchio di tempo, ma il risultato e' ottimo e devo ammettere di essermi divertito. Per prima cosa ho costruito la struttura in legno per sorreggere la grossa vasca. La struttura doveva essere molto robusta perche' la vasca e' gia' di per se pesante, e, anche se non prevedo di riempirla mai completamente, sarebbe bene, per sicurezza, che la struttura fosse in grado di sorreggere il peso della vasca e dell'acqua che questa puo' contenere. A dire il vero non ho fatto nessun calcolo per vedere che tipo di struttura sarebbe stata necessaria, sono andato molto ad occhio fidandomi delle mie impressioni. Come zampe ho usato 6 travetti di legno di 6 cm di lato, e le assi che li uniscono sono dello spessore di 2 cm. Una volta costruito mi sembrava veramente molto robusto e sono andato avanti. Dopo aver costruito la vasca ce la ho appoggiata sopra ed ho fatto una prova per verificare se potesse reggere il peso dell'acqua. In quel periodo stavo facendo dei lavori in casa e mi erano arrivate delle mattonelle, ce ne ho messe sopra circa 220 chili e ce le ho lasciate per qualche giorno. La struttura non ha dato il minimo cenno di cedimento, e, anche se il peso della massima quantita' di acqua che puo' contenere la vasca e' superiore ai 220 chili, ho pensato che anche a vasca piena non ci sarebbero stati problemi.

Una volta fatte e verniciate le zampe di sostegno dovevo costruire la vasca. Anche questa e' molto robusta perche' deve poter reggere il peso dell'acqua. Non che nel suo normale uso debba essere riempita, ma non si sa mai. Ho scelto un compensato di abete con collante fenolico dello spessore di 2,5 cm. Ho fissato i vari pezzi con viti e colla poliuretanica e ho impermeabilizzato il tutto con la resina epossidica. Quest'ultima e' stata una fase delicata perche' la resina si seccava velocemente, ma molto divertente!

Ho montato l'aspiratore, uno di quelli che non lasciano passare la luce, ho messo prese, interruttori, prolunghe varie ed ho oscurato la porta e la piccola finestrella.

Sembrera' strano, ma la parte piu' difficile e' stata allacciare la vasca all'impianto idraulico ed allo scarico. Ho fatto quattro o cinque tentativi, ma alle giunture c'erano sempre piccole perdite e sgocciolamenti, allora ho chiamato un idraulico, ma ha fatto anche peggio di me. Alla fine sono riuscito ad fare un allaccio senza perdite grazie al prezioso aiuto di un mio vicino di casa che mi ha consigliato ed insegnato l'uso del tubo in multistrato.

Adesso la camera oscura e' finita e funzionante. Ho cominciato ad usarla da qualche giorno e la vasca risulta molto comoda. Al suo interno tengo le vasche per sviluppo, lavaggio e fissaggio, e sempre al suo interno, una volta terminato lavo il tutto. E' molto comodo e adesso ho sempre una camera oscura tutta pronta e posso andare a stampare anche quando ho pochi minuti liberi.


La Mascheratura

La mascheratura e' una tecnica usata in camera oscura per gestire il contrasto globale di una stampa. Spesso si ritiene che sia solo un modo per ottenere stampe accettabili da negativi troppo o troppo poco contrastati, in realta' la "dinamica" della carta, a volte, non e' sufficiente a rappresentare tutte le densita' ottenibili sul negativo. Puo' capitare di avere dei negativi che abbiano dettagli sia nelle alte luci che nelle ombre, ma, a causa della ristretta dinamica della carta, non si riesca a rappresentarli tutti in fase di stampa.
In tali occasioni e' necessario usare la tecnica della mascheratura o bruciatura. In pratica e' necessario dare diversi tempi di esposizione alle diverse zone dell'immagine, in modo da gestire la differenza di densita' tra le zone piu' chiare e quelle piu' scure. Per far questo si usano delle sagome di cartoncino, con cui coprire alcune parti dell'immagine durante l'esposizione, ed ottenere cosi' delle esposizioni selettive. E' anche importante muovere le maschere durante l'esposizione in modo da evitare dei bordi troppo netti che rivelerebbero l'uso della maschera.

Fin qui la teoria, che fa capire quanto potente sia questo strumento. Ma poi la pratica e' un'altra cosa.
Ho letto in giro che i piu' bravi riescono a mascherare anche delle zone con forme abbastanza complicate, alcuni addirittura usando le mani per fare ombra durante l'esposizione.

Per quanto mi riguarda, in passato avevo fatto qualche prova, ma con scarsi risultati: bordi troppo netti e immagini troppo artefatte. Recentemente invece sono rimasto estremamente soddisfatto quando sono riuscito a stampare una foto in cui ho dato ben tre tempi di esposizione diversi a tre distinte zone del negativo. Ho dato un tempo abbastanza lungo alla parte raffigurante il cielo, in modo da avere anche su carta i dettagli delle nuvole, un tempo medio alla parte centrale, ed un tempo un po' piu' corto alla parte bassa, che altrimenti sarebbe venuta troppo scura.

In questo caso la mascheratura era molto semplice. L'immagine era divisa in tre fasce e l'ho mascherata col quadernetto che uso per prendere appunti, senza usare sagome particolari. E' stata la prima volta in cui sono riuscito ad usare questa tecnica con assoluto successo, ottenendo il completo controllo sull'esposizione della stampa. E questo mi ha dato grande soddisfazione.


La Tecnica dello Split Grade Print

La tecnica dello split grade e' una tecnica che consente un controllo totale e preciso del contrasto di una stampa. Ossia consente di controllare con precisione i valori di densita' da attribuire alle ombre ed alle luci. Questa tecnica e' utilizzabile con le carte multigrade ed i filtri a contrasto variabile e quindi non era utilizzata dai grandi fotografi del passato.

Nel normale flusso di lavoro si fanno i provini a strisce per stabilire la corretta esposizione, si produce una stampa di lavoro alla esposizione stabilita e, sulla base di essa, si sceglie la gradazione del filtro di contrasto. In questo modo pero' si introduce una "reazione". E' possibile infatti che la scelta del filtro di contraso vada a modificare la resa nella zona delle ombre o delle luci, e che quindi si debba apportare una correzione della esposizione per ottenere di nuovo i valori di densita' che si avevano nella stampa di lavoro. Nei casi piu' sfortunati questa correzione della esposizione potrebbe portare alla necessita' di modificare la scelta del filtro di contrasto e questo potrebbe influenzare nuovamente l'esposizione.
Per ottenere il risultato prefissato potrebbe essere necessario procedere per tentativi successivi approssimandoci ai toni prescelti in maniera sempre piu' precisa. Tutto questo perche' la scelta della esposizione e del filtro di contrasto si influenzano reciprocamente.

La tecnica dello split grade print consente di spezzare l'anello di reazione permettendo di scegliere due diversi tempi di esposizione: uno per le ombre ed uno per le luci.

I filtri di contrasto vanno dal numero 00, il piu' morbido o meno contrastato, al numero 5, il piu' contrastato o piu' duro. Piu' alto e' il numero del filtro usato e maggiore sara' il contrasto della stampa, tuttavia questa non e' l'unica differenza. I filtri a gradazione piu' alta tendono ad agire prevalentemente sui toni scuri e sono quasi ininfluenti sulle alte luci, in fin dei conti sono nati per dare alla stampa una ampia gamma tonale quindi devono essere in grado di estrarre dei neri profondi e dei bianchi puri. Viceversa, i filtri piu' morbidi producono immagini di limitata gamma tonale percio' e' comprensibile come non diano neri profondi e nemmeno bianchi puri, ma tendano solo a scurire le luci senza agire sulle ombre.

Proprio grazie al fatto che i filtri morbidi e quelli duri agiscono su tonalita' diverse e' possibile, in fase di stampa, fare due esposizioni separate: una per fissare le ombre e l'altra, completamente indipendente, per fissare le luci. Di solito queste due esposizioni separate vengono fatte con il filtro 00 e con il filtro 5, in tal caso l'esposizione fatta con il filtro 5 servira' a fissare le ombre, ma da sola non bastera' a dar corpo alla stampa perche' le luci saranno troppo chiare e slavate, l'esposizione fatta col filtro 00 invece servira' proprio a fissare anche questo estremo della gamma tonale della stampa. Ovviamente variando il rapporto dei tempi delle due esposizione si riescono ad ottenere tutti i gradi di contrasto da quello ottenibile col solo filtro 00 a quello ottenibile col solo filtro 5 compresi anche tutti i contrasti ottenibili con gli altri filtri ma anche tutti i contrasti intermedi.

Supponiamo di fare una prima esposizione con un filtro 00 ed una seconda esposizione con filtro 5. Se il tempo della esposizione con filtro 5 sara' molto minore di quello della esposizione con filtro 00 otterremo una stampa che ha praticamente lo stesso contrasto che avremmo avuto usando il solo filtro 00. Mano a mano che aumentiamo il tempo della esposizione col filtro 5 il contrasto della stampa aumentera' fino ad arrivare ad essere uguale a quello che avremmo ottenuto usando il solo filtro 1. Se aumentiamo ancora il tempo di esposizione con filtro 5 aumentera' anche il contrasto ottenuto fino ad arrivare allo stesso contrasto che otterremmo usando il solo filtro 2. Quando le due esposizioni hanno la stessa durata, gli effetti delle filtrature si bilanciano, e si ottiene un contrasto pari a quello del filtro 2. Aumentando ancora il rapporto tra i due tempi di esposizione ci spostiamo nella gamma dei contrasti ottenibili con i filtri che vanno dal numero 3 i su.

Non dobbiamo lasciarci ingannare dal fatto che la gamma di contrasti ottenibili con la tecnica dello split grade comprenda anche i contrasti ottenibili con un solo filtro: usando lo split grade abbiamo una variazione continua dei contrasti mentre con i singoli filtri possiamo ottenere solo variazioni discrete, e poi con lo split grade siamo in grado di decidere dove posizionare le ombre e le luci senza curarci dell'esatto grado di contrasto.

L'ordine delle due esposizioni non e' importante perche' le due esposizioni non si influenzano l'una con l'altra. Di solito, se si vuole ottenere una stampa finale molto contrastata, si comincia dalla esposizione con filtro 5 per poi correggere le luci con una esposizione piu' breve con filtro 00. Viceversa se si vuole ottenere una stampa con contrasto limitato si comincia con una esposizione col filtro 00 e si rifiniscono le ombre con l'esposizione col filtro 5.
Io personalmente preferisco definire prima le ombre con una esposizione con filtro 5 e poi regolare bene le zone piu' luminose con una esposizione col filtro 00. Per fare cio' faccio prima dei provini usando il solo filtro 5, mi ricavo il giusto tempo di esposizione con filtro 5 per ottenere la densita' desiderata nelle zone di ombra, poi faccio una esposizione con filtro 5 con il tempo cosi' ottenuto e su di essa faccio i provini per il calcolo del tempo di esposizione con filtro 00. Una volta ottenuti i due tempi faccio la stampa cominciando dalla esposizione con tempo piu' lungo.

Questa tecnica e' un po' complicata, e richiede un lavoro un po' piu' lungo per fare i provini, ma consente di affrontare delle situazioni di stampa non risolvibili con l'utilizzo di un singolo filtro di contrasto, ed e' l'unica soluzione quando si ha l'esigenza di stabilire con esattezza le densita' delle ombre o delle luci. Puo' anche essere usata insieme alla mascheratura per modificare il contrasto solo su alcune zone della stampa e puo' essere anche messa in pratica con dei filtri diversi dallo 00 o dal 5 per ottenere effetti piu' morbidi. E' uno strumento in piu' per gestire il contrasto, ed e' anche molto potente, ma la sua efficacia e necessita' deve essere verificata caso per caso e credo che dipenda molto anche dalla sensibilita' di chi stampa.