Attrezzatura

Non ho ben chiaro se la mia passione riguardi la fotografia o le macchine fotografiche.
Mi capita sempre piu' spesso che il divertimento che ho quando scatto una fotografia non derivi solo dalla coscienza che sto fermando un'attimo e che sto ragionando e lavorando per ottenere l'immagine che desidero, no, mi deriva anche dallo strumento che sto utilizzando, dal fatto che l'ho studiato a fondo, che ne conosco i limiti e le potenzialita' e che tento di sfruttarlo al meglio arrogandomi il diritto di decidere, io, come realizzare la foto.
Ogni genere di fotocamera ha le sue peculiarita', e a me piace tentare di capirle tutte, fare confronti e cimentarmi con macchine dalle modalita' d'uso piu' disparate. Alcune sono piu' facili da usare altre invece decisamente piu' impegnative, ma tutte con un comune denominatore: il ragionamento, il fatto che la macchina e' un puro strumento a cui ti devi adattare, e che devi imparare ad usare, ma che mai ti sostituisca nel prendere decisioni su come fare la foto. Ogni macchina poi ha un modo d'uso proprio: alcune sono rapide, veloci, scatti scatti e riesci a catturare quello che ti si srotola rapido davanti all'obbiettivo lo fotografi in un attimo mentre accade e poi non c'e' piu'! Altre invece sono lente, pigre, sonnacchiose e mentre le prepari per fare uno dei tre o quattro scatti della giornata ti danno il tempo di pensare, di scegliere, di prefigurarti il risultato.
Quale usare? Dipende da molte cose, ma principalmente dal desiderio del momento. Alcune volte mi piace uscire con la medio formato, grande, lenta, pesante, difficile da usare, ma assolutamente priva di compromessi per quanto riguarda la qualita', in altre occasioni invece uno si sente piu' fotoreporter ed allora esce con una digitale per andare a fotograre persone, luoghi, fatti. A volte e' anche una sensazione tattile, allora non ha molta importanza che cosa si fotografa, ma il mezzo che si usa per fotografare.
Tutto questo per spiegare i motivi che mi hanno indotto negli anni ad acquistare ed usare fotocamere cosi' diverse tra di loro. Come ho detto gia' in precedenza uno tende ad assecondare i propri desideri. E' proprio li' il bello!!


Canon AE-1

Mio padre compro' questa fotocamera nel 1978. Prima aveva una vecchia Viscount a telemetro che mia zia fece cadere da un mobile frantumando il vetro delle mascherine. Con questa fotocamera mio padre ha fatto centinaia di foto, prevalentemente a me che ero il suo soggetto preferito, poi, quando crebbi, piano piano cominciai ad usarla io.
E' stata la mia prima vera macchina fotografica, con questa ho cominciato a fotografare e soprattutto ad imparare. Si perche', anche se la AE-1 e' dotata di esposizione automatica a priorita' di tempi, io la usavo sempre in manuale, scegliendo la coppia tempo-diaframma in base alle mie esigenze ed alla misurazione dell'esposimetro semispot incorporato. La Canon AE-1 e' una macchina affidabilissima e di una semplicita' d'uso sconvolgente. Al contempo pero' obbliga chi la usa a ragionare sulle foto che sta scattando.
Per molto tempo ho fotografato esclusivamente con la AE-1; la manualita' che ho acquistato con questa macchina ed il discreto corredo di ottiche di cui l'ho dotata nel corso degli anni mi hanno sempre consentito di affrontare con successo la maggior parte delle situazioni fotografiche. Solo negli ultimi anni ho affiancato altre fotocamere alla mia fedele AE-1, ma ci sono delle occasioni in cui rimane sempre la mia preferita. Quando sono in viaggio ad esempio spesso mi trovo a cambiare obbiettivo al volo ed in ambienti polverosi, con una fotocamera a pellicola e' accettabile, ma con una digitale c'e' il concreto rischio di sporcare il sensore e rovinare cosi' tutte le foto della vacanza; senza contare, poi, che con una digitale si devono fare i conti con le dimensione della memory card a disposizione. Quando viaggio fotografo tantissimo e se dovessi usare una digitale sarei costretto ad usare un formato diverso dal raw, il mio preferito, oppure dovrei trovare il modo di scaricare le foto almeno una volta al giorno, oppure ancora comprarmi qualche memory card in piu'. Con una macchina a pellicola e' tutto piu' semplice, basta comprare un rotolino, ad ancora si trovano dovunque.


Mamiya 645E

Ho avuto questa fotocamera per un po' di tempo, poi mi e' stata rubata, ed e' stato un vero peccato.
Questa fotocamera dava dei negativi di formato 6x4,5 centimetri ed era molto semplice e leggera e con pochi fronzoli, il che la rendeva molto economica e perfetta per chi si affacciava per la prima volta al medio formato.
Di fabbricazione cinese, aveva il corpo in plastica, e non aveva magazzino intercambiabile, ma solo uno sportellino sul dorso all'interno del quale si inseriva il portapellicola. Queste caratteristiche contribuivano ad ottenere dei costi di produzione bassi e questo faceva si che anche il prezzo al pubblico fosse piu' basso di tutti gli altri sistemi medioformato. Era dotata di pentaprisma esposimetrico fisso ed aveva la possibilita' di montare una impugnatura in plastica. Questa non era molto solida, ma insieme al mirino con pentaprisma permetteva di impugnare e caricare la fotocamera come una normale reflex. La macchina era molto leggera e poco ingombrante, ed in una borsa di media grandezza si poteva agevolmente trasportare la macchina ed un paio di obbiettivi. Ottimi obbiettivi, molto "taglienti", "razor sharp" come dicono gli americani, superati solo da quelli per il formato 6x7.
Acquistai questa fotocamera quando decisi di passare al medioformato, al prezzo della Mamiya 645E nuova avrei potuto comprare solo una Kiev o altre fotocamere di altre marche ma (molto) usate. Scelsi la Mamiya per via delle ottiche, buone ed economiche.
Era diventata la mia macchina fotografica di tutti i giorni. Di peso ed ingombro pari ad una grossa reflex, me la portavo dietro dovunque ed aveva sostituito la mia AE-1. Finche' non mi fu rubata dalla macchina in un parcheggio di Firenze.


Mamiya RZ67 Pro II

Dopo aver provato la bellezza di una stampa da medio formato e' difficile accontentarsi di qualcosa di meno, percio', dopo il furto della mia Mamiya 645E ero fermamente deciso a ricomprarla; ma avrei voluto ricomprarla nuova, come nuova era quella che mi era stata rubata, solo che nel frattempo la Mamiya 645E era uscita di produzione, e quindi dovevo cercare sul mercato dell'usato.
A questo punto, usato per usato, poteva valer la pena di provare un'altra fotocamera, visto ormai che l'esperienza con la 645E l'avevo fatta. Dopo un po' di indecisioni decisi che avrei continuato con la Mamiya, una marca con cui mi ero trovato benissimo, soprattutto per la grande qualita' delle ottiche, ma avrei preso una fotocamera con un formato piu' grande.
Scelsi cosi' la Mamiya RZ67 Pro II.
Ritengo che questa fotocamera sia senza compromessi: le ottiche sono molto buone, qualcuno sostiene che sono addirittura migliori delle Zeiss adottate dalla Hasselblad; dipende. Per quello che ne so io le Zeiss sono piu' nette al centro, ma non mantengono la nitidezza fino ai bordi, viceversa le Mamiya sono appena meno nette al centro, ma sono piu' costanti su tutto il campo inquadrato. Personalmente non saprei, non ho mai provato le ottiche Zeiss, ma ho fatto delle stampe 30x45 dai negativi della Mamiya e sono rimasto impressionato dalla nitidezza e dal livello di dettaglio e dalla fedelta' dei colori.
Il formato del negativo e' veramente molto grande, quasi 6x7 centimetri, ed il livello di dettaglio raggiungibile da negativi cosi' grandi e' veramente impressionante. Tuttavia tutta questa qualita' si paga: ed e' proprio a questo che alludo quando dico che la RZ67 e' senza compromessi: la macchina e' molto ingombrante, e molto pesante, e portarsi dietro la fotocamera ed un paio di obbiettivi richiede una borsa molto grande e si fa molta fatica.
Sempre a causa di pesi ed ingombri il suo uso ideale e' su di un robusto cavalletto, ma cosi' il peso da portarsi dietro aumenta ulteriormente, ed andare in giro a piedi diventa quasi impossibile. Il mirino e' a pozzetto, ed anche se e' molto luminoso inverte la sinistra con la destra ed e' praticamente impossibile fotografare oggetti in movimento. E' vero che tra gli accessori c'e' il mirino con pentaprisma esposimetrico, ma prezzo e peso aumentano ulteriormente e per l'uso che ne faccio vado meglio senza. La macchina non e' dotata di esposimetro, percio' o si ha il mirino esposimetrico o si deve usare un esposimetro esterno. Insomma, questa fotocamera e' veramente impegnativa e difficile da gestire.
Per usarla si devono sopportare pesi e dimensioni ragguardevoli, e magari portarsi l'attrezzatura nel baule dell'auto. La macchina e', inoltre, completamente manuale, percio' si deve misurare la luce con l'esposimetro esterno, impostare i valori di tempo e diaframma sulla fotocamera, curare bene l'inquadratura ed infine scattare. Ci si deve concentrare sulla fotografia spendendo anche minuti per un singolo scatto.
Quando si esce per fotografare con la Mamiya si fotografa e basta, non e' pensabile usare questa fotocamera quando si va a fare una scampagnata e si vogliono fare delle istantanee con gli amici!! E' un modo di fotografare diverso, piu' lento, che richiede piu' riflessione e piu' pratica... ma e' tanto tanto divertente e si ottengono dei risultati eccellenti!


Leica M4

Il mondo Leica non mi aveva mai interessato in passato; forse perche' non mi aveva mai interessato il mondo delle macchine a telemetro. Delle reflex apprezzavo moltissimo il fatto che quello che si vede nel mirino e' quello che poi finisce sulla pellicola, inoltre avevo sempre pensato che la Leica era una fotocamera da snob o da collezionisti, e che con una Leica non si sarebbero potuti ottenere dei risultati sensibilmente diversi da quelli ottenibili con una Canon AE-1.
Sapevo bene della grande qualita' costruttiva delle fotocamere Leica e della grande qualita' ottica delle sue lenti, ma sapevo anche che i buoni risultati ottenibili con una Leica non erano paragonabili a quelli ottenibili con una reflex medioformato.
Poi pero' un amico mi fece provare una Leica M2. L'uso di questa macchina scateno' in me delle sensazioni prevalentemente tattili! Il corpo in metallo, robusto, che da' la sensazione di solidita', le dimensioni contenute, ed il peso, non eccessivo ma nemmeno troppo scarso danno la sensazione di avere in mano un oggetto robusto, solido, efficiente. Le parti meccaniche si muovono senza giochi, lo scatto e' netto, preciso, e il caricamento e' deciso, senza strappi, o intoppi. Una macchina meccanicamente molto curata e precisa ed una qualita' costruttiva eccellente.
Sarebbe bello averne una.
Dopo un po' di tempo cominciai a cercare la macchina che sarebbe diventata mia.
Di modelli Leica assolutamente meccanici e di ottima progettazione e costruzione ce ne sono molti, e si trovano anche molti esemplari, anche vecchi, ma in buone condizioni generali e, grazie alla grande qualita' costruttiva, perfettamente funzionanti anche dopo anni.
La scelta si ridusse subito a tre modelli: M2, M3 ed M4. All'inizio propendevo per la M3 perche' e' la Leica che ha avuto piu' successo, usata dai piu' grandi fotografi della sua epoca, ma poi cambiai idea, perche' volevo un modello che mi fosse contemporaneo, e quindi scelsi la M4, che era in produzione all'epoca della mia nascita.
Stabilito il modello si trattava di scegliere l'esemplare. Mi misi piano piano a cercare in rete, ed alla fine trovai due buoni esemplari in un negozio di Milano che faceva anche vendita per corrispondenza. Telefonai, parlai con un commesso che fu gentilissimo e molto preparato. Rispose alle mie molte domande richiamandomi anche piu' di una volta, alla fine scelsi l'esemplare e me lo feci spedire.
Fotografare con la Leica M4 e' un po' piu' complicato che fotografare con una moderna fotocamera digitale: la M4 e' totalmente meccanica e totalmente manuale, occorre percio' dotarsi di esposimetro esterno per essere sicuri di azzeccare tempi e diaframmi, e poi c'e' il telemetro!
Niente autofocus, niente stigmometro a immagine spezzata, solo un rettangolino, al centro del mirino, e la messa a fuoco e' corretta quando si riescono a sovrapporre le due immagini. All'inizio bisogna prenderci un po' la mano.
E' un po' piu' difficile, un po' piu' lento, ma anche per questo molto divertente.


Canon Eos 350D

Dopo tanti anni di fotografia su pellicola mi e' venuta la voglia di avventurarmi nel mondo digitale.
L'idea originaria era quella di comprare una compattina da tenere in tasca e da portare sempre con me. Una specie di blocco notes per fotografie; tanto per un uso piu' impegnativo avevo ancora la mia AE-1.
Poi pero', al momento di scegliere, optai per una reflex digitale entry level: la Canon Eos 350D.
La Canon ha la buona abitudine di mettere nelle sue entry level quante piu' funzionalita' possibile, forse per fare i primi veri test "sul campo", con il risultato che le reflex digitali di fascia bassa della Canon non hanno nulla da invidiare, almeno dal punto di vista delle funzionalita' software, a quelle di classe superiore; nonostante il prezzo molto piu' abbordabile.
La Eos 350D oggi e' stata abbondantemente superata, ma se consentiva di fare delle buone foto tre anni fa non vedo perche' non dovrebbe farlo anche oggi. Ed infatti a volte la uso ancora, in particolare quando voglio fare qualche buona immagine senza portarmi dietro un pesante corredo.


Canon Eos 40D

L'appetito vien mangiando! Questo vecchio detto riassume perfettamente le motivazioni che mi hanno indotto all'acquisto della mia Canon Eos 40D. Ho assagiato le potenzialita' del digitale grazie alla 350D e diciamo che ci ho preso gusto.
La Eos 40D e' una fotocamera con cui mi trovo molto bene, riesce a fare delle gran belle immagini e non ha l'aria di "giocattolo" della 350D. E' anche la fotocamera che alla fine ha sostituito la mia mitica Canon AE-1. Nei miei ultimi viaggi infatti mi sono portato la Eos 40D senza la scorta di una fotocamera a pellicola. Roba da non crederci!! Complici anche i due ottimi obbiettivi di cui l'ho dotata ed un paio di schede da 8GB ciascuna.


Hasselblad 501 C/M

Chi legge queste mie righe potrebbe sobbalzare quando sostengo che l'Hasselblad 501 C/M e' un "buon compromesso"!!!
Ma come! Un compromesso la fotocamera che e' andata sulla luna! La fotocamera medio formato piu' blasonata e famosa del mondo! Non e' possibile!
In realta' e' proprio cosi'. Anzi, il fatto di essere un ottimo compromesso ha contribuito all'enorme successo di questa fotocamera. In effetti la Mamiya RZ67 Pro II non ha assolutamente nulla da invidiare alla svedesina dal punto di vista della qualita', anzi, il formato rettangolare della Mamiya fa si che si possa sfruttare tutto il fotogramma, senza dover tagliare i bordi, di fatto aumentando la nitidezza dell'immagine stampata o proiettata. Senza contare poi che le lenti Mamiya sono veramente molto buone.
No, la grande qualita', da sola, non basta a giustificare il successo e la diffusione della Hasselblad.
Oltre alla eccellente qualita' si deve considerare anche la notevole portabilta' dovuta al fatto che pesi ed ingombri dell'Hassie sono praticamente equivalenti a quelli di una grossa reflex 35mm. Non solo, ma l'Hasselblad funziona senza pile, e che quindi, a meno di guasti estremamente improbabili, funziona sempre e dovunque. E poi c'e' una cosa che contraddistingue il mondo Hasselblad da ogni altro sistema medio formato e non: ed e' il fatto che ad un corpo macchina degli anni '50 si possa associare una lente di ultima generazione e viceversa.
Insomma, la qualita' del sistema Hasselblad e' molto alta ma non inarrivabile, e corpi macchina e lenti Mamiya sono anche meno costose, ma Hasselblad, ha alcune caratteristiche che in certe occasioni possono essere importanti. Ad esempio in viaggio! Durante le mie ultime vacanze ho deciso di provare l'Hasselblad. Durante la mia vacanza a Matera mi ero portato la Mamiya. Fantastica! Ma che peso! Con l'Hassie invece ero piu' leggero... anche se fotografare con la Mamiya da' un gusto che non si puo' raccontare!